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L'ultimo viaggio in risciò: da Cittanova (RC) a S.Giovanni Rotondo.
COSA? DOVE? COME? QUANDO? PERCHÈ? MA...QUINDI?
Il mio ultimo viaggio in risciò è iniziato come da programma domenica 23 maggio 2010 a Cittanova (Reggio Calabria) e attraverso la catena dell'Aspromonte, lungo la costa jonica occidentale fino a Metaponto, attraverso la Lucania (Matera), la pianura Barese, e lungo il litorale della Terra di Bari mi ha condotto in Gargano come da programma il 9 giugno 2010. La meta è stata il noto paese di S. Giovanni Rotondo, luogo di pellegrinaggio per tantissime persone ogni anno. Questo viaggio ha avuto da un lato un aspetto più intimo e personale - per il quale in quanto tale non è d'uopo in questa sede dilungarsi - ed un aspetto pubblico, non molto differente da quello dei miei viaggi precedenti. Ho viaggiato anche stavolta sul medesimo veicolo a sola trazione umana, chiamato Risciò o Rickshaw o Rikscha, ad una velocità (pardon: lentezza) tale da vivere il paesaggio e la vita attorno in tutt'altra maniera sia di un viaggio a motore, sia anche di un viaggio con una normale bicicletta. Questa dimensione è invece piuttosto simile al viaggio a piedi, o al viaggio a dorso d'asino o cavallo. A differenza di questi ultimi, però, anch'essi basati sull'utilizzo per lo spostamento di sola energia metabolica, l'utilizzo del risciò da una parte preclude le mulattiere e strade sterrate tradizionalmente percorse dagli animali e dai pellegrini a piedi, mentre d'altro canto permette di percorrere quelle stesse strade che di solito vedono come utente unico il traffico motorizzato.
Il primo motore di questa serie di viaggi era stato la curiosità: mettere alla prova su differenti percorsi sovraregionali un veicolo insolito, mosso solo dall'energia umana (pedali) e in singolari situazioni (cioè se il vento soffia in poppa) dall'energia eolica. A questo si era presto unita l'esigenza di trovare una consapevolezza maggiore per me e per gli altri in rapporto alla questione del cambiamento climatico, e di denudare nel nostro comportamento quotidiano quel circolo vizioso di consumismo e insoddisfazione che gioca alla fine il ruolo principale sia nello squilibrio ecologico, sia nel nostro squilibrio mentale, sia nel nostro impoverimento materiale, sia indirettamente nella miseria e nella guerra in tanti angoli del Terzo Mondo.
Dal mio arrivo a Cittanova nel piovoso fine novembre 2007 sono cambiate alcune cose nel mondo mediatico. la fazione che si può chiamare "Al Gore" vede nell'attività umana degli ultimi decenni la principale causa dei mutamenti climatici, aprendoci gli occhi sul fatto che i mutamenti sono reali, brutali e sotto i nostri occhi (ghiacciai disciolti, desertificazione, uragani,ecc.). La fazione "anti-al gore", invece, secondo cui la relazione fra Attività umana e mutamenti climatici globali non é affatto cosi evidente come sembrerebbe. In seno alla cultura americana stessa, alcune voci (si veda il sagace comico statunitense George Carlin, da poco scomparso) fuori dal gruppo disvelano tutt'altro punto di vista sulla questione, ventilando la possibilitá che dietro questa ondata planetaria di allarmismo vi sia una buona regia di interessi economici, oltre ad un certo senso di colpa "cosmico" radicato in particolare nella cultura di sinistra statunitense...Di fatto oggi le economie piu avanzate sono anche proprio quelle che reclamano la necessita per tutti di servirsi di nuovi mezzi di trasporto, nuove soluzioni abitative, nuove apparecchiature atte ad evincere energia elettrica, tutti prodotti e servizi che sotto il motto della "civilta ecologista" prendono sempre piu piede fra di noi, e il cui acquisto viene incentivato dalle grandi direttive economiche. Alcuni scienziati denunciano il pericolo di una riconversione troppo massiccia dei centri di produzione e del tipo di produzione, che, quelle si, provocherebbero complessivamente più danni ed emissioni che se si cessasse o riducesse la produzione. Ecco cosa scrive ad esempio un contadino toscano sulla questione del riscaldamento globale:Purtroppo però, da teoria scientifica con basi solide e largamente condivisa, ma pur sempre teoria, il Global Warming di origine antropica è diventato dogma indiscusso, passando dallo status di scienza a quello di religione. Tanto che oggi (ndr. ieri per chi legge) 56 giornali di 45 paesi (come riportato su “Repubblica”) titolano: “Clima, ci resta poco tempo [...] Sulle pubblicazioni scientifiche la domanda non è più se la causa sia imputabile agli esseri umani, ma quanto è breve il tempo che abbiamo ancora a disposizione per contenere i danni [...] Il cambiamento climatico è stato prodotto nel corso di secoli, ha conseguenze che dureranno per sempre…”. Propaganda, battage pubblicitario, catastrofismo, non sappiamo quali altri termini usare per indicare un simile insieme di banalità atte a creare facili suggestioni. E si rincara la dose pubblicando studi di scenari catastrofisti riguardo la crescita del livello dei mari (che per ora a dispetto di tutto cresce in modo lievissimo), paventando la sparizione di Manhattan, di Venezia, degli Atolli ecc. ecc. Ci viene in mente un termine, utilizzato in Italia negli anni che furono del terrorismo ma anche di importanti cambiamenti sociali: “strategia della tensione”. Ma ci domandiamo, a chi giova? - La Germania è leader mondiale nel Greentech (1,2 milioni di post di lavoro, la solo Siemens fa 19 miliardi di fatturato con queste tecnologie): se si batte per misure severe (= grandi investimenti) non è certo per altruismo. Il mercato globale sarà di 3000 miliardi nel 2020, si stima. Speculazione o non speculazione?
Quel che so è che una buona condotta personale consapevole del consumo non consiste soltanto nel dividere i rifiuti, andare in bicicletta e spegnere gli elettrodomestici in standby. Queste sono piccole cose, forse dei primi deboli passi, ma non sono cio che ci deve togliere energia e motivazione per compiere passi ben piu importanti e decisivi: finanche a rivedere la nostra posizione personale, familiare e municipale in seno all'economia globale.
Anche se le informazioni che ho scritto qua sopra fossero solo delle panzane colossali e grottesche, messe in giro da potenti gruppi economici che hanno interesse a manovrare il nostro consumo e il nostro bisogno, rimane il fatto che la carne consumata troppo spesso non fa bene, ed è per i più sufficiente gustarla una volta alla settimana! Se tutti si mangia meno carne, e comunque si evita di prendere la più economica che viene da non si sa dove, prediligendo quella di piccoli allevamenti a gestione familiare, si attenua il bisogno di sottrarre al suolo preziosa foresta, e si elimina una voce importante di inquinamento del suolo e dell'atmosfera. Non possiamo davvero sapere con certezza in che misura noi uomini siamo responsabili dei mutamenti climatici. Se dipende da noi al 30,40, 90, o addirittura 100%... Porsi questa questione é anche piuttosto paranoico ed è un pericolo per la psiche di milioni di persone in seno alla cultura occidentale, quelle cioé che hanno bisogno di un incommensurabile oggetto -il Pianeta- per dar sfogo al proprio senso di colpa. E la debolezza psichica alla fine è proprio ciò che ci fa diventare dei poveri maniaci del consumo. La mia soluzione è: CREDERE CON LICENZA DI DUBBIO ALLA CORRENTE DI AL GORE. Non ho che da guadagnarci, daccordo, a patto di non lasciarmi andare troppo -da consumatore- all'ebbrezza del consumismo della nuova generazione, il CONSUMISMO ECOLOGISTA. È molto facile perdere il senso della misura quando si entra in un supermercato del biologico con il portafogli pieno ed il cuore vuoto (in italia ce ne sono pochi, ma... arriveranno), ed è facile cambiare l'auto soltanto perchè sul nuovo c'é l'ecoincentivo, insomma ascoltare simili altre sirene che dai primordi della storia fanno parte dell'arte del commercio. Sempre importante è non cercare la felicità nell'eccesso. Il motto che feci mio anni addietro continuo a volermelo portare appresso lungo la strada : Dalla Germania alla Calabria in risciò - il 1° viaggio documentato giorno per giorno. Dal 24 agosto al 15 settembre e dal 3 al 28 novembre 2007. leggi>>>
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