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Il risci˛: L'unica utilitaria davvero ecosostenibile: fa mediamente 100 km con un kg di pasta e ci vai praticamente ovunque. E la tua? In risci˛ da Genova a Roma
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Undicesimo giorno

Martedi 13 novembre

Come and˛ che da Grosseto la strada Aurelia divenne pericolosa e dovetti deviare a monte fra le colline, finchŔ raggiunsi il paese di Albinia, dove fui intervistato al telefono da Caterpillar e venni poi ospitato in un agriturismo relativamente economico.



L a mattina mi sveglio con tutto comodo da questo fantastico letto matrimoniale che non mi ha fatto rimpiangere di non aver acceso il riscaldamento in casa. Con le cose che ci sono in cucina mi preparo un caffŔ e un caffelatte, mentre dei grossi gatti sornioni dal pelo lunghissimo entrano in casa dal giardino e mi guizzano sui piedi. Verso mezzogiorno mi appresto a lasciare il podere, con il sincero desiderio di ripassare di qua prima o poi.
Oggi Ŕ una giornata soleggiata ma sembra un po' freschetto, cosý mi vesto con i jeans lunghi, camicia e pullover, e una fascia lombare di lana che mi sono portato dietro contro i colpi di freddo alla schiena.

Per Grosseto sono ancora circa 5 km, in piano, e una volta lý vado al bar Ricasoli dove c'Ú un computer collegato a internet. Mentre per una mezz'ora ho risposto alle mail ecc., ho bevuto un buon the al guaranÓ e allo zenzero, e mentre il giovane barista mi raccontava qualcosa di questa cittÓ e della vita qui, ho mangiato ancora con grande appetito una focaccetta con fontina e prosciutto, e infine ho bevuto un'aranciata. Prima che lasciassi il locale un signore romano mi ha consigliato prima di Orbetello di fermarsi in un paese chiamato Albinia, nell'hotel Renato.

Poco fuori Grosseto mi sono ritrovato su una superstrada, dove per˛ la segnaletica Ŕ piuttosto equivoca: dapprima compare il solito segno di divieto per i ciclomotori e le biciclette tipico delle superstrade, e davanti ad esso un altro cartello che obbliga le biciclette e i ciclomotori a uscire a destra, ma a destra Ŕ sempre superstrada, cioŔ una strada a due carreggiate di ognuna due corsie, con tir mostruosi che vanno a velocitÓ pericolose.
Per˛ su questa superstrada dopo pochi metri compare un cartello con la strada bianca in fondo blu con una linea rossa trasversale, che a casa mia significa ôfine della superstradaö. Che per˛ continua ad avere tutto l'aspetto di una superstrada.
Mi viene il dubbio che forse la strada aurelia s.1 scorre da qualche parte pi¨ a valle, cosi mi fermo a chiedere alla prossima area di servizi, e il tipo a cui chiedo spiegazioni mi rivela che questa Ŕ davvero l'Aurelia, ed Ú considerata la strada pi¨ pericolosa d'Italia.
PerchŔ ci sono delle strade agricole e private che si intersecano nella strada a scorrimento veloce senza che ci sia nŔ segnaletica ne le dovute rampe di accesso. Per me Ŕ pericolosa, forse, perchŔ i guidatori di tir non si aspettano di dover rallentare per superarmi, e, mi dispiace per loro, non c'Ŕ proprio nessun'altra strada che possa percorrere in alternativa. Quella Ŕ la via Aurelia, ed Ŕ praticamente preclusa al traffico non veloce.
Io la percorrer˛ comunque, perchŔ altrimenti dovrei allungare il mio percorso di 2-3 volte e fare su e gi¨ per i monti. Non mi sembra il caso, anche perchŔ non sono un turista che si vuole necessariamente godere strade immerse nella natura e nella campagna, ma in definitiva voglio procedere speditamente e raggiungere la mia meta.

Poi dopo una decina di chilometri viene piano piano scuro, cosý osservando meglio la cartina vedo che c'Ŕ una strada provinciale che all'altezza di Collecchio si diparte dalla superstrada e prosegue qualche chilometro a monte parallela, andando su lievi pendenze a tagliare su per quei bassi colli e attraversando due piccoli corsi d'acqua, per scendere infine gi¨ lungo il corso del fiume Albigna fino al paese di Albinia. LÓ, dopo aver comprato qualcosa di maremmano allo Sma sulla via Maremmana di Albinia (crudo toscano dolce, pecorino fresco) e qualche scatola di fagioli da zuppa, subito dopo il passaggio a livello mi sono fermato ad un bar dove alcuni operai mi hanno chiamato con evidente accento calabrese. Cosý mi sono fermato, e siccome dovevo parlare su Radiodue al famoso programma radiofonico Caterpillar da lý a mezz'ora, ho pensato che fosse meglio fermarsi in questo ôBar 74ö, prendere un aperitivo fra qusta gente, e telefonare con i conduttori di Caterpillar attraverso il telefono del bar.
Che buono questo radicchio cotto con i bruschetti di pane offerto come aperitivo!! Prendo un the e poi un aperol.

Dopo la breve telefonata con la radio nazionale, durante la quale il gestore ha gentilmente abbassato il volume dell'impianto stereo, io me ne vado a cercare dove dormire. I calabresi del bar, che erano lÓ a rivestire tubature della zona di una qualche materia speciale, mi avevano accennato di un posto deve dormire che costa poco, poi per˛ hanno telefonato lý ed Ú stato loro detto che era giÓ pieno.
Ma subito a monte del passaggio a livello mi capita di finire a comprare della frutta da un fruttivendolo che stava per chiudere.
Lui e la signora mi incitano a far presto perchŔ stanno chiudendo, io nella fretta arraffo dei pomodori e delle arance, e alla cassa chiedo ancora alla signora dove sia l'agriturismo. Il signore mi accenna ad un agriturismo che in inverno Ŕ adibito a domicilio per gli operai, e mi consiglia di andare li, omaggiando in questo anche la leggiadria della padrona di casa... quello Ŕ il posto giÓ saturo di cui mi parlavano gli operai, forse anch'essi infatuati dalla leggiadria della padrona.
Allora mi consigliano di provare all'agriturismo Torre Capita, che Ú proprio a pochi passi di strada. Il buon fruttivendolo mi vuole offrire quello che ho appena preso, e mi ci aggiunge ancora delle mele. Mi racconta di suo figlio Francesco che Ŕ a suo dire un artistoide, e trova quindi una certa attinenza tra me e il suo figliolo. Profetizza che prima o poi ci riincontreremo. Me lo auguro anch'io.

All'agriturismo Torre Capita, mi danno una camera con due letti dentro per 25 Ç. Dopo che ho pagato il padrone mi dÓ le chiavi e il telecomando della televisione. Lo consegna sempre insieme alle chiavi perchŔ, dice, altrimenti i turisti se li portano sempre via. Chissa perchŔ!
Intanto mentre parcheggio il risci˛ sotto una tettoia di proprietÓ dell'agriturismo scendono le prime goccie di pioggia.
Si preannunciava burrasca.



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