- 1░viaggio: da Monaco di Baviera a Genova - 2░viaggio: da Genova a Roma- 3░viaggio: da Cittanova a S.Giovanni Rotondo-
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Ventiseiesimo giorno - L'arrivo

Mercoledi 28 novembre

Come and˛ che dopo una lunga salita fino a S.Elia ho capito perchŔ gli antichi Greci andavano per mare e lasciavano perdere l'entroterra calabrese, e alfine in serata raggiunsi la meta definitiva del mio viaggio



S ono stato avvertito per tempo che fra Bagnara Calabra e S.Elia mi aspetta un tragitto ripido e lungo.
Perci˛ mi sono preparato a partire il prima possibile. Ma fra una cosa e l'altra, prima di essere pronto con tutto il bagaglio nel risci˛ si erano giÓ fatte le 8 e mezza. La gentilissima signora dell'albergo prima che me ne andassi mi ha offerto alcune briosche e biscotti per darmi forza nel duro tragitto che mi aspettava.
La strada, che dal centro si arrampica sulle montagne passando sotto e poi sopra un suggestivo ponte di pietra, Ú davvero ripida, al limite delle possibilitÓ umane.
╔ la tipica situazione che spiega perchŔ uomini di mare, invasori e coloni finemente economi vissuti migliaia di anni fa hanno preferito rinunciare a sbattersi per penetrare all'interno di queste aspre contrade montane. Oggi pi¨ che mai avrei desiderato imbarcare il mio veicolo a Bagnara e veleggiare o remare fino a Gioia Tauro. Credo infatti che mi sarebbe costato assai meno fatica che pedalare su e gi¨ per i monti! La salita Ú stata lunga, davvero lunga. Per intenderci, questa salita Ú stata per me notevolmente meno simpatica del passo del Brennero. Presso la frazione di Pellegrina Ú arrivato un furgoncino a vendere il pane ai pochi abitanti di queste parti, poco distante alcuni uomini vendevano lungo la strada i loro prodotti, i fichi secchi arrostiti. Altrove donne vendevano arance e mandarini accanto all'uscio di casa sul ciglio della strada, e alla mia richiesta di comprarne qualcuna, mi venivano date in dono.
Ho raggiunto l'altopiano di S.Elia nel primo pomeriggio. Una cosa che aspettavo da mesi e anni, cioŔ dall'ultima volta che ero stato qui in Calabria, era di assaggiare un'altra volta la fantastica ricotta fresca che fanno i pastori da queste parti.
Ne ho mangiata una intera offertami da una signora che le vende sulla strada, e mi sono sentito pienamente appagato della lunga salita appena affrontata.
Intanto per˛ il tempo cominciava a guastarsi, il vento si ingrossava e l'aria si faceva pi¨ fresca. Sono sceso fino a Palmi, un'altra cittÓ sviluppata su un pendio piuttosto ripido, e con strade diritte a salire e a scendere. Sono sceso gi¨ gi¨ fin nel centro della cittÓ, per poi pensare soprattutto a raggiungere in fretta Gioia Tauro, la tappa successiva.
Ma prima di uscire dall'abitato mi sono fermato per un ennesimo the ľ non ne avrei fisicamente bisogno, ma mi fa piacere fermarmi ogni tanto a parlare con la gente del posto ľ e qui ho fatto la conoscenza di un uomo che di mestiere attacca i manifesti ai muri, e della barista, una donna dell'est europeo che come molte altre donne dell'est europeo ha trovato da queste parti un impiego pi¨ o meno fisso, e, mi auguro, anche un buon partito.

Sulla strada per Gioia Tauro ho incontrato alcune persone degne di nota, e un'mmagine che ho fotografata nella mente e che vorrei ricordare: l'immagine delle fitte reti rosse stese a terra come un tappeto fra gli alberi di ulivo, per raccoglierne i frutti. Spero di avere in un'occasione futura la possibilitÓ di dipingere queste cose, perchŔ ne varrebbe davvero la pena.
La prima persona che ho incontrato durante il tragitto in lieve discesa Ú stato un certo Rocco Pileri, che naturalmente io non ho mai sentito nominare, ma pare che fra i pi¨ giovani di Palmi sia una specie di celebritÓ. Infatti i suoi amici ne hanno fatto diversi filmati goliardici, dove il suo aspetto grottesco viene sfruttato per iperboli del cattivo gusto. ╔ un simpatico ometto rotondo, sorridente, con appena qualche dente pellegrino rimastogli in bocca, e come lavoro trasporta ferraglia con la sua ape, nella cui piccola cabina sembra aderire come un budino nel suo contenitore.
Il secondo incontro invece Ú stato con un attivista del movimento per la difesa del territorio. Questa organizzazione si adopera proprio in questo momento per impedire che venga approvato l'ampliamento dell'inceneritore sito tra Gioia Tauro, San Ferdinando e Rosarno. La filosofia che sta dietro questa ferma opposizione alla politica dell'incenerimento corrisponde alla strategia cosiddetta delle 3 R nel ciclo dei rifiuti, riassunta con la formula giÓ in uso nella lingua inglese ôZero waste 2020ö (rifiuti zero entro il 2020):

R iduzione della produzione,
R accolta differenziata,
R iciclo

Sono principi cosý ampiamente condivisibili e ovvii, che si ci pu˛ solo stupire che se qualcuno si ostina nonostante il malcontento dei comuni interessati a promuovere questa forma di progresso finto, che prevede un maggior e non un minor quantitativo di rifiuti, atto ad alimentare gli inceneritori una volta ampliati, forse quel qualcuno nutre interessi che sono tutt'altro che politici.
Ho giÓ d'altra parte notato che la gente del Sud Italia Ú in genere un tantino indietro nella consapevolezza del pericolo ambientale.
Mi spiego meglio: nel Sud Italia in particolare prevale un valore fondamentale, che Ú il prestigio personale espresso attraverso il lusso personale.
E purtroppo in una societÓ che da pochi anni ha in massa abbandonato o quasi le attivitÓ agricole per dedicarsi al terziario, e all'industria, tutto quello che odora di ôprogressoö ha le sembianze di cibo confezionato e impacchettato in fabbrica, suppellettili confezionate e impacchettate in fabbrica, vestiti confezionati e impacchettati in fabbrica, ecc. Tutto quello che non Ú confezionato ha negli ultimi anni acquisito un carattere di rozzezza, che cozza contro una certa estetica quotidiana basata sul puro e sullo sterilizzato. Si veda l'episodio del banco frutta a Patti.
Come giÓ ho cominciato a dover notare, qui nel Sud Italia chiunque compri la pi¨ piccola stupidaggine in un negozio, o in un mercato, riceve questa piccola cosa dal venditore automaticamente infilata in un sacchetto di plastica, spesso viene una prima volta impacchettata nella carta e poi infilata nel sacchetto di plastica. Sono tutte cose essenzialmente inutili, ma che rispondono a questo bisogno indotto di purezza e sterilizzazione del prodotto.
E finchŔ non si lavora ad una controtendenza a questa cosý radicata cultura dell'impacchettamento, Ú ovvio che continueranno ad essere prodotte maree di rifiuti superflui!
Ho sentito dire che la legislazione italiana tende a favorire, e non a ridurre la produzione di rifiuti, e qualcuno sostiene che dietro certe carente nei relativi regolamenti funzioni ci sia anche un volontario incoraggiamento alla produzione di rifiuti, che per qualcuno sono in fondo una risorsa e non un problema (se si bruciano producono energia da vendere, e chi li toglie di mezzo bruciandoli viene anche remunerato per farlo).
Ricordo che a Genova c'Ŕ un intero quartiere che ha smesso di pagare la tassa sulla spazzatura, e quei pochi rifiuti che si producono vengono smaltiti in proprio. Trovo che sia una soluzione immensamente migliore che aspettare che qualcuno speculi sulle nostre tonnellate di spazzatura. Considerando anche il fatto che raccogliere, trasportare, smistare, eventualmente esportare i rifiuti di intere regioni rappresenta per gi enti preposto un dispendio energetico enorme. A Gioia Tauro i luoghi sono ormai familiari. Qui Ú la stazione dove tante volte sono arrivato e ripartito, da e per Genova Principe. Qui la stazione della ferrovia calabro lucana, detta familiarmente Littorina, che attraversa i paesi della fertile piana di Gioia Tauro. Ormai sono passate le quattro, e presto scenderÓ la notte. Mi devo perci˛ affrettare a raggiungere Cittanova, dove giÓ i miei parenti hanno intanto saputo che sto arrivando. Ma questi ultimi 20 chilometri sembrano voler essere i pi¨ antipatici di tutto il viaggio: Per la prima volta infatti devo fronteggiare una pioggerella londinese mista ad un vento balcanico, e per di pi¨ di notte. Quello che inoltre non avevo proprio calcolato era che la piana di Gioia Tauro non Ú esattamnete una pianura, ma un molto falso piano. Infatti lungo i pochi chilometri che separano Gioia Tauro da Cittanova, l'altitudine sul livello del mare si porta da 0 a 400 metri. Non Ú necessariamente un problema, ma ci si deve preparare psicologicamente prima. Per un tragitto per cui avevo previsto di impiegare un'ora ne ho impiegate pi¨ di tre!
Insomma devo dire che avrei preferito per il mio arrivo una giornata di sole e senza vento. Dio non mi ha concesso anche questa fortuna, e si vede che avrÓ pure avuto i suoi buoni motivi, probabilmente gli serviva avere il sole da un'altra parte.
Sono arrivato in paese lottando contro il vento da bufera, e nella notte stentavo a riconoscere il paese: sulla via nazionale che conduce al paese, dove pochi anni fa c'era solo campagna ci sono ora strade e villoni di cemento, ma Ú solo una delle piccole e grandi cose che sono cambiate con la tanto acclamata ôIndustrializzazione del Sudö.

Dettaglio di Xilografia raffigurante Cittanova


La prima persona che ho incontrato nel paese, proprio lÓ dove non riuscivo pi¨ a riconoscere dove fossi finito, Ú stato proprio un ciclista, Martino, un cittanovese che insieme ad altri amici ama fare lunghe gite in bicicletta, anche fino a Reggio, e oltre. Sarei felice di partecipare qualche volta a qualcuna delle loro escursioni, ma ... sar˛ anche un selvaggio, ma fare tanta fatica solo per il gusto di andare lontano mi sembra inopportuno... dovrei trovare delle motivazioni per andare in bicicletta esclusivamente per sfizio, non so, magari come corriere espresso. La prima cosa di cui ho bisogno appena arrivati nei pressi della villa comunale Ú di bere un the caldo presso il bar all'angolo con la nazionale. Sono parecchio intirizzito dal freddo e dalla pioggia. Poi sono andato a cena dai miei parenti, e ormai in tarda sera sono andato a dormire.
Ero finalmente arrivato, e proprio oggi sembrava essere sopraggiunto l'inverno.
Quando si dice ôjust in timeö!



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